mercoledì 19 dicembre 2012

Goulash di cervo


Goulash di cervo


Tempo di preparazione: 50 min.
Difficoltà: media
Segreto: rimozione del trauma/pentola a pressione
Anche in questo caso mi sono gettato alle spalle un trauma dell’infanzia e sono andato oltre. Per anni la pentola a pressione ha evocato in me una sola immagine, un pollo orribilmente spiaccicato sul soffitto della cucina. Mentre la famiglia riunita in sala da pranzo si intratteneva in amabili disquisizioni, la pentola a pressione esplodeva liberando il suo contenuto compresso mentre il coperchio di acciaio inossidabile fendeva l’aria fino a terminare la sua corsa in corridoio senza fortunatamente mozzare nessuna testa. La tragedia sfiorata- che per inciso sarebbe anche valsa una menzione d’onore per i Darwin Awards- ha generato tra tutti i presenti di quella lontana Domenica pomeriggio un processo di rimozione collettiva, collocando la pentola a pressione tra Freddy Krueger, l’isola di Pasqua e Babbo Natale.
Arriva però una fase della vita in cui bisogna affrontare i propri fantasmi. Così come con la tartare di cervo, anche con la pentola a pressione  I moved on. E, sostenuto dalla rinnovata fiducia nella tecnologia, ho deciso di riprovarci con una pentola a pressione nuova.
Procedete così: leggete attentamente le istruzioni e le modalità d’uso, ponendo particolare attenzione alle norme di sicurezza. Attenetevi ai tempi di cottura riportati nel bugiardino: per il goulash di cervo ci vogliono circa 20 minuti sotto pressione.
Preparazione della carne: infarinate e conciate per bene il goulash di cervo con Paprika dolce.
Affettate almeno tre cipolle rosse e fatele andare con due-tre cucchiai d’olio extra nella pentola - che in questa fase viene usata come una normalissima padella- fino a caramellizzazione avvenuta. Ci vorranno una decina di minuti. Calate allora la carne e rosolatela vivacemente facendo attenzione che non si attacchi (il fondo delle pentole a pressione non è antiaderente). Poi deglassate col vino rosso e fate asciugare. Salate. Calate quindi un bicchiere di vellutata di pomodoro ed uno schizzo di doppio concentrato, salate ancora e fate andare per altri dieci minuti. A questo punto aggiungete l’acqua bollente (o il brodo) necessaria per generare la pressione una volta sigillata la pentola. Seguite le indicazioni della vostra pentola, anche se in genere è necessario almeno un quarto di litro per mettere in piedi il processo di pressurizzazione.
Dopo venti minuti ad alta pressione togliete la pentola dal fornello e fate depressurizzare. Aprite con cautela quando tutti gli indicatori sono sul lato safe. Probabilmente il vostro Goulash di cervo è ancora troppo liquido e, a meno che non stiate preparando una soupe, necessita di essere asciugato. Rimettete quindi la pentola sul fornello (acceso) e fate andare allegramente senza coperchio, fino a raggiungere la densità desiderata.
Accompagnate con riso bianco bollito, cous-cous, purè, spietzel o polenta.
Consiglio del Sommelier: tanto per rimanere sul classico, ho approfondito questa mia dipendenza per lo Zinfandel- che ricordo essere un clone del Primitivo di Manduria- testando professionalmente una bottiglia di Ravens Wood-Lodi del 2009. I suoi 14,5° ben si accompagnano con l’importanza del goulash di cervo, lo speziato della paprika e i sentori di cuoio, marmellata di mirtillo e tabacco tostato rendono l’esperienza molto soddisfacente.
Enjoy it!

venerdì 14 dicembre 2012

SMARTFOOD-Speciale Natale

Smartfood. In uscita il numero di Dicembre-Speciale Natale


Smartfood

Dal tuo edicolante di fiducia

lunedì 26 novembre 2012

Dieci suggerimenti per fare la spesa al supermercato



Naschmarkt di Vienna
 
       1.   Non andate a fare la spesa a stomaco vuoto.

 

2.   Andate a fare la spesa due volte a settimana, evitando di andarci il Sabato mattina a mezzogiorno.

 

3.   Comprate negli altri giorni solo quelle piccole cose che vi servono mano a mano (insalata, latte, pane etc.) anche nel negozietto sotto casa. Se comprate l’insalata già lavata, prima di mangiarla, lavatela lo stesso.

 

4.   A meno che non siate la famiglia Bradford, non prendete il carrello ma il cestino. Soprattutto se a stomaco vuoto infatti, con il carrello non fareste altro che accumulare inutili affettati, petti di pollo e mozzarelle di bufala destinati ad irrancidirsi (le mozzarelle) e putrefarsi (affettati e petti di pollo) nel frigorifero.

 

5.   Andate a fare la spesa avendo già in mente quello che pensate di mangiare nei prossimi due giorni e mezzo, evitando così di sovrapporre inutilmente pasta fresca, carne rossa, pesce e salsicce, soprattutto se a stomaco a vuoto e muniti di carrello.

 

6.   Vi prego, se per caso avete una qualche forma di buono pasto tra i vostri benefit lavorativi, evitate di usarli per pagare la spesa al supermercato. Soprattutto evitate di farlo se siete davanti a me* nella stessa fila.

 

7.   Per gli affettati: se li prendete al bancone, non prendete piu’ di due tre etti in tutto. A meno che non siate la famiglia Bradford infatti, gli affettati freschi vanno consumati in giornata. Il prosciutto crudo in particolare, dopo 24 ore puzza di cazzo.

 

8.   Prendete prodotti congelati solo per farne riserva per le giornate di dispensa vuota e non come base per l’alimentazione. Gli spinaci e i pisellini vanno benissimo, così come la pizza congelata e i 4 salti in padella sono un’ancora di salvezza le sere della domenica in cui non si sa proprio che inventarsi, ma non possono essere il risultato di una sana programmazione alimentare.

 

9.   Per quanto vi è possibile, cercate di procuravi la frutta e la verdura al di fuori della grande distribuzione seguendo il principio del chilometro zero. Quando la comprate al supermercato, privilegiate quella di stagione. In ogni caso, prevedete di consumare frutta e verdura tutti i giorni.

 

10.               Fate in modo che nella vostra dispensa non manchino mai (in modo da non dover ricorrere alla pizza congelata ed ai 4 salti in padella):passata di  pomodoro in barattolo (non faccio pubblicità, per quello ci sono già il 95% dei foodbloggers di blogspot) rustica e liscia, doppio concentrato di pomodoro in tubetto, pasta corta (penne lisce, mezze maniche) e pasta lunga (spaghetti), parmigiano e pecorino da grattare, tonno in scatola all’olio d’oliva, alici sott’olio, aglio, patate, cipolle, sedano e carota, fagioli, ceci e lenticchie (secchi e in scatola), uova, zucchine, melanzane e peperoni(si mantengono più a lungo di qualsiasi altra verdura),  cous-cous, riso basmati e vialone nano, farina 00, olio d’oliva, biscotti, yogurt, mele (a me piacciono le Fuji), marmellata, miele, the e caffe’, spezie varie tra cui lo zafferano e il curry, e nel congelatore  carne macinata e petto di pollo (sic!) assieme ai pisellini e gli spinaci.

 

E’ infatti sempre preferibile mangiare al posto della pizza congelata, dei 4 salti in padella o del take away cinese un piatto di spaghetti con le alici o col tonno, mezze maniche melanzane e pecorino, frittata di cipolle o zucchine, pasta e patate, pasta e fagioli, pasta e lenticchie,pasta e ceci, patate lesse, patate al forno, pommes sautè all’aglio, fagioli con tonno e cipolle, zuppa di cipolle (se non avete l’emmenthal usate il parmigiano), zucchine, melanzane e peperoni al forno gratinati, pollo al curry, risotto allo zafferano,  polpette coi piselli etc.

 

*: mi potete riconoscere facilmente, sono quello senza carrello che sbuffa dietro di voi mentre state pagando coi buoni pasto dell’ufficio.

mercoledì 21 novembre 2012

Caviale su patata con uovo di quaglia



Tempo di preparazione: 5 min. esclusa la bollitura della patata

Difficoltà: bassa

Segreto: capacità di adattamento

E’ una bugia. Per apprezzare questo piatto non serve nessuna capacità di adattamento. Non è come la zuppa di farro, il pane di polenta o le gallette di riso che bisogna saperli apprezzare. Non e’ come la padellaccia, le mazzarelle, la coratella coi carciofi. La trippa, la coda, la guanciola.  Non è come nessun piatto povero della tradizione che ha raggiunto il gusto comune dopo una lunga gavetta sulle tavole contadine, dopo un lento ed inesorabile accumularsi di leggende e storie di vita vissuta dei tempi in cui ci si arrangiava. Quando mattare il bue (o il maiale o l’agnello) per venderne i pezzi più pregiati e tenere per sé il quinto quarto non era cool, ma semplicemente necessario.

Niente di tutto ciò. Per apprezzare il caviale- in tutte le sue manifestazioni - non c’e’ bisogno di nessuna letteratura al sostegno. Chiunque, infatti, può abituarsi rapidamente al cibo da ricchi. Ben altra tempra richiede invece il cibo da poveri.

Per la materia prima: guardo con nostalgia al passato, ai tempi prima della globalizzazione e della perestrojka, quando bisognava costruire relazioni con equivoci mercanti sovietici, capaci di procurare vero caviale russo, oltre a favolosi sigari cubani e orologi da polso con le fasi lunari. Oggi qualsiasi parvenu può semplicemente strisciare la sua PayPal prepagata e portarsi a casa per soli 90 euro 50 grammi di caviale.

Procedete così: lessate una patata, pelatela e schiacciatela con una forchetta insieme a un po’ di prezzemolo tritato al coltello, un goccio d’olio extra e un pizzico di sale. Finito. La difficoltà della ricetta e’ tutta qui. Se proprio la volete fare complicata, utilizzate una formina per dare alla vostra patata schiacciata una geometria più regolare. In ogni caso, sappiate che la cosa non conferirà maggior valore al piatto. Per quello c’è già il caviale.

Un’altra considerazione: le forme precise ed in generale le presentazioni perfettine stanno diventando mainstream. Tra poco saranno da poveri. Il piatto un po’ disordinato invece è da ricchi.

Adagiate sulla vostra formina di patata schiacciata un paio di cucchiaiate di caviale bagnandolo con una goccia di limone. Chiudete il cerchio con mezzo ovetto di quaglia lesso.

Consiglio del Sommelier: che ve lo dico a fare, Champagne. Caviale e Champagne e una vita di stenti. Se proprio la volete fare tutta, bevetevi un paio di bicchieri di Cristal: come disse qualcuno d’altronde, tutto il resto e’ piscio.

 

Enjoy it!


mercoledì 14 novembre 2012

SMARTFOOD-Numero 2

L'evento editoriale dell' anno. Il numero di Novembre ora in edicola.


 
Dal tuo edicolante di fiducia.

giovedì 1 novembre 2012

Mini-quiches d'autunno


Tempo di preparazione: 45min.

Difficoltà: media

Segreto: snobismo alimentare.

Per queste mini-quiches la parola d’ordine è tirarsela. Una volta capito questo, prendiamo atto che altro non sono che la versione mignon delle torte rustiche salsiccia e cicoria della nonna. Quindi, in pubblico siate snob ma evitate di entrare troppo nei particolari. Infatti, come nel caso del Vialone nano, la mini-quiche vi metterà nella condizione di guardare dall’alto in basso il sempliciotto di turno che si accomoderà dalle parti della vostra tavola, ma davanti ad una platea appena un po’ più consapevole l’equazione torta rustica salsiccia e cicoria = mini-quiche, verrà immediatamente risolta.

La ricetta per le mini-quiches d'autunno (porri-funghi champignon-zucchine-scamorz affumicata) ha qualcosa in comune con la preparazione dei dolci ed in quanto tale necessita di una buona calibrazione degli ingredienti.

Le seguenti istruzioni sono per 5 mini-quiches.

Procedete così: andate al supermercato e comprate la sfoglia o la brisè*. Una volta a casa, lavatevi le mani e toglietevi le scarpe.

 Poi saltate in padella del porro, dei funghi champignon e delle zucchine. Il porro lo farei andare separatamente per farlo ammollare per bene: deve caramellare e per farlo deve stare in padella con poco olio extra per 15-20 minuti a fuoco bassissimo. Gli champignon e le zucchine possono andare insieme in un’altra padella assieme ad uno spicchio d’aglio vestito e schiacciato e poco olio extra. Fuoco vivace in questo caso.

Indicazioni per le zucchine: tagliatele per lungo in quattro, eliminate la parte centrale spugnose e poi fatele a tocchettini.

Per gli champignon: puliteli con una pezzetta umida, strofinandoli delicatamente. Poi li potete affettare.

In una scodella mischiate due uova, parmigiano grattugiato (80-100grammi), circa 100ml di latticello (o panna) e un po’ di scamorza affumicata a quadratoni. Sale e pepe, ovviamente.

Per le mini-quiches: ritagliatele con un diametro di due pollici piu’ grande di quello dell’apertura delle pirofiline (cocotte). Per farlo potete usare quegli affari con la rondella che si usano per la pizza o, alternativamente, le forbici. Imburrate le mini pirofile e adagiatevi  i vostri cerchi iniziando dal fondo e poi dispiegando delicatamente la pasta intorno alle pareti e al bordo. Questa operazione è l’unica a presentare un certo grado di complessità (e’ una cosa cioè che non potrebbe fare anche un bambino di tre anni): se non ve la sentite c’è sempre la possibilità di preparare una torta rustica invece delle mini-quiches ma in quel caso- ahimè – addio snobismo alimentare. Calate un cucchiaio o due del composto porri-champignon-zucchine in ognuna delle pirofile e poi colmate con il liquido uova-latticello-parmigiano-scamorza. Infornate col forno già a 200-220° e lasciate andare per 20-25 minuti. Servite calde, tiepide o fredde.

Consiglio del Sommelier: con le mini-quiches ho bevuto un bianco, un Bisamberg (da qualche parte intorno a Vienna) Alte Reben del 2011. Un vino delicatamente profumato, floreale e vegetale più che fruttato, con un buona freschezza ed una giusta persistenza.

Enjoy it!

*: ovviamente nulla e nessuno vi impedisce di cimentarvi con la preparazione di pasta sfoglia o brisè direttamente a casa vostra. In questo caso, tutto quello che ho da dirvi è: auguri!

martedì 16 ottobre 2012

Tartare di cervo






M"Ti ricordi quando eravamo bambini?"

F"Sì, beh?"

M"Ti ricordi di quella volta che insieme a mamma e papà abbiamo preparato gli gnocchi?"

F"Sì, me lo ricordo."

M" E ti ricordi che giorno era?"

F"Forse era una Domenica"

M "Sì, era una Domenica. Abbiamo preparato gli gnocchi e ci siamo seduti a tavola, tutti insieme. E ti ricordi poi cosa è successo?"

F" Sì che me lo ricordo. Papà ci ha detto che lui e la mamma dovevano parlarci di una cosa."

M"Sì, che papà doveva andare a Milano per lavoro e ci sarebbe rimasto per un po’ e che nel frattempo dovevamo fare i bravi e prenderci cura della mamma."

F "In attesa che tornasse e potessimo stare di nuovo tutti insieme"

M "Allora tu ti sei arrabbiata tantissimo e hai detto che non volevi che papà andasse a Milano. Allora papà, invece di uscire e andare al circolo come tutte le Domeniche ha detto che finiti gli gnocchi ci avrebbe portato al cinema. Te lo ricordi?"

F "Certo che me lo ricordo. Abbiamo preso la sua Mercedes e siamo andati al Fiamma, vicino via Veneto… "

 M"E poi siamo entrati al cinema e siamo saliti sul soppalco e ci siamo seduti uno vicino all'altra e lui si è messo una fila dietro."

F"Sì e quando è finito il primo tempo ci ha comprato le bomboniere e la Fanta"

M "E il film, il film te lo ricordi?"

F "Come potrei non ricordarmelo? È stato praticamente il trauma più importante della mia infanzia..."

M "Ti ricordi quanto hai pianto? Sei stata chiusa in camera per due giorni e hai pianto tutte le lacrime del mondo e quando sei uscita finalmente...

F"Papà non c'era più"

M "Proprio così. Papà non c'era più.”

F "E non è più tornato da Milano e lui e la mamma non sono più stati insieme"

M "E il film, Agata? Te lo ricordi?"

F"Certo. Era Bambi. "

M "Proprio così, Bambi. E sai cosa ho fatto ieri con Bambi?"

F "No, cosa hai fatto?"

M "La tartare. Ci ho fatto la tartare."



Tempo di preparazione: 20min.

Difficoltà: media

Segreto: in punta di coltello.

Un filetto di cervo da 150 grammi soddisferà a malapena le voglie di due persone. Andrà bene come antipasto, se invece e’ vostra intenzione proporlo come secondo piatto, ci vorranno 150 grammi a testa. Trattandosi di un’operazione quasi scientifica, contravvenendo a quanto di solito faccio, ecco la lista degli ingredienti per 150 grammi di filetto di cervo:

mezza cipolla rossa tagliata finemente al coltello

capperi sotto sale dissalati e tritati

poche gocce di limone filtrato

due-tre gocce di Tabasco

mezzo cucchiaino di salsa Worcester

mezzo cucchiaino di senape

abbondante olio d’oliva extra

sale e pepe

un tuorlo d’uovo crudo

eventualmente: erba cipollina e/o prezzemolo (io non ce li ho messi, non li avevo)

Piccola nota. Consumare carne cruda può non essere salutare. La cottura, oltre a renderla più buona (non sempre) e più digeribile, ha anche l’effetto di decontaminare la carne dai batteri. Così come col pesce, potete fare un abbattimento casalingo mettendo il filetto di cervo nel congelatore- bene avvolto da una pellicola trasparente- per 48 ore e lasciarlo poi scongelare lentamente in frigorifero. Non dimenticate di lavare la carne con acqua e di asciugarla prima e dopo quest’operazione.

Procedete così: affettate per lungo il filettodi cervo come se doveste ricavarne delle fette. Come se fosse un prosciutto. Per renderle più sottili potete batterle usando la lama del coltello sul versante piatto. Da ogni fetta ricavate delle striscioline. Tagliate le striscioline in tanti piccoli pezzettini e poi lavorate il tutto con la punta del vostro coltello migliore, quello da cento euro per intendersi. Se non ce l’avete, beh, allora lasciate perdere la tartare di cervo e andate al ristorante a spendere i cento euro che avreste dovuto investire nel coltello di fiducia. Dateci dentro finché la consistenza finale non sia diventata spalmabile. I primi due ingredienti  da aggiungere sono il limone insieme al sale. Mescolate e lasciate che il limone agisca e poi proseguite con tutti gli altri, mescolando e schiacciando con una forchetta.

Consiglio del Sommelier: pur avendo già detto della tartare e del suo legame con lo Champagne, stavolta ho assecondato un’altra delle mie dipendenze, quella per il Malbec, vitigno straordinario, in questo caso francese, un Cahors dello Chateau Haut-Monplaisir del 2009. L’abbinamento non è impossibile, il segreto è l’olio d’oliva che si fa abbracciare dal tannino nobile e ci salva dal sentore metallico.

Enjoy it!














domenica 14 ottobre 2012

Filetto di cervo con ribes


Tempo di preparazione: 15 min.

Difficoltà: media

Segreto: al sangue

Tutti sanno che esiste la carne bianca, quella roba che si consuma ben cotta tipo il pollo o il tacchino. Ed è altrettanto noto che il manzo è invece carne rossa, da consumarsi rigorosamente al sangue. Ad una semplice valutazione cromatica di queste due famiglie, la bianca e la rossa, viene istintivo chiedersi se non manchi qualcosa. La risposta sta nella cacciagione, che va a completare lo Yin e lo Yang del carnivoro grazie allo status noto come carne nera. Chissà che Cronemberg non ne fosse a conoscenza- e prima di lui William Burroughs- quando ha girato “Il pasto nudo”.

Bello, questo filetto crudo: scuro, sanguinolento, magrissimo. E buono, crudelmente ed inesorabilmente buono. Il Vegano non è più sull’uscio.

Sì perché poi pare che uno ce l’ha con i vegetariani. Che non mangiano il pollo- l’animale più diffuso al mondo, 52 miliardi di esemplari censiti - roba che la teoria dei due polli di Trilussa va a farsi a friggere, figuriamoci davanti ad un Bambi adulto strappato alle lande selvagge per mano di cacciatori senza cuori. Orrore!

Procedete così: per il filetto di cervo, altro non dovete fare che bagnarlo leggermente con olio extra, sale e pepe e buttarlo sulla vostra padella antiaderente arroventata. Cuocetelo ferocemente su ogni lato. Fatto. Se possedete un barbecue, nulla vi vieta di utilizzarlo anche con il filetto di cervo.

Per il purè: lessate le patate e schiacciatele, poi mettetele in un tegame con del burro, a fuoco bassissimo. Allungate con il latte e mescolate continuamente. Non dimenticate il sale. Se siete dei viziosi, potete aggiungere un po’ di parmigiano grattugiato . A me il purè  piace sodo, regolatevi comunque sul grado di densità che più vi aggrada.

Per i funghi: ho usato dei prataioli. Lavateli con una pezzetta umida, affettateli e fateli saltare in padella per pochi minuti con aglio e olio extra. Verso la fine, salate, pepate e profumate con del timo. Mescolate con il purè

Per lo smoothino di ribes: sciogliete un po’ di burro in un pentolino, aggiungete i ribes e fateli andare per qualche minuto senza toccarli. Poi schiacciateli col fondo di un bicchiere, aggiungete due cucchiai di zucchero bianco ed amalgamate per bene. Assaggiate: il ribes può essere molto aspro e più zucchero potrebbe essere necessario.

Consiglio del Sommelier: ho bevuto con il filetto di cervo uno Shiraz Cabernet del South Australia, Penfolds Koonhnga Hill del 2009. La sua giovinezza risultava in un tannino  ancora un po’ aggressivo che avrebbe necessitato di una maggiore untuosità per essere smorzato. I sentori di frutti di bosco comunque- lamponi soprattutto e marmellata di more- perfettamente si sono sposati con la filosofia del piatto e con le sue componenti.

Enjoy it!

sabato 13 ottobre 2012

Insalata di sgombro e pomodori secchi


Tempo di preparazione:  5 min.

Difficoltà: bassa

Segreto:  livello della conversazione

I rischi nascosti dietro questa semplice ricetta sono molteplici. Innanzitutto è un’insalata senza essere solo un contorno. Sia nell’uno che nell’altro caso molte insidie vi si celano: quando infatti fa da contorno, l’insalata diventa insalatina, quando invece è di per sé un piatto di portata- leggi main-dish – assurge al ruolo di insalatona.
L’insidia del primo caso- la più grave almeno, sopravvolando sull’abuso dei diminutivi a tavola- è che venga suggerita per le sue caratteristiche cromatografiche, dietro espressioni tipo:” una bella insalatina… che sgrassa o/e che ti pulisce la bocca (sic!)”. Ma nonostante il negativo impatto sulla conversazione ed eventualmente sul dopo-cena (ci sono poche cose meno sexy di un suggerimento come "ti pulisce la bocca"), l’insalatina rimane un peccato veniale.

Molto maggiori sono invece le implicazioni dell’insalatona, uno dei mali assoluti a tavola. 
Piatto a connotazione originariamente femminile ma ora sicuramente trasversale, l’insalatona reca con sé una serie di significati, una vera e propria filosofia di vita che sarebbe impossibile e persino pericoloso riassumere in questo modesto blog. Magari potrei  tentare una breve carrellata degli psico-tipi che ne fanno uso (dalla signora-dopo-squash al mister-salva-la-balena) oppure collegarla con tutta un’altra serie di fatti tragici - tipo la zuppa di farro, la rucola coi pachino e l’aceto balsamico, la pizza all’ortolana, il tramezzino tonno e carciofini etc. etc.- ma in fondo, cui prodest (giusto un po’ di latino per dare colore alle polpette)?

Atteniamoci al piatto, perché non è finita. Infatti la base di partenza di questa insalata è l’archetipo di tutte le insalate: l’insalata di tonno. Per sapere come la interpreto io, cliccate qui.
In questo caso però il tonno è sostituito dallo sgombro, il più bistrattato dei pesci azzurri. Almeno per ora, perché molti segnali mi dicono che lo sgombro sta per diventare il prossimo ingrediente cool. Ma non è questo che mi preoccupa, almeno in questo momento. Quello che lo sgombro porta con sé di pericoloso è, ancora una volta, l’impatto sulla conversazione (per ulteriori chiarimenti vedi anche sgombro rosso non avrai il mio scalpo). Trattandosi di pesce azzurro, oramai grazie all’inserto di Repubblica ed al Tg2 Salute tutti sanno che contiene gli omega tre e che la cosa è per qualche ragione benefica per la salute. I più temerari si azzardano a dire che fa bene al cuoree alla circolazione mentre i sapientini nominano quella cosa lì, l’Argomento per eccellenza (insieme alla stitichezza) delle tavole nostrane: il colesterolo. Quanti tra questi sappiano effettivamente perché gli omega tre (acidi grassi polinsaturi caratterizzati da tre doppi legami anziché due, coinvolti in una certa cascata dell’acido arachidonico che genera trombossani anti-aggreganti) siano effettivamente legati al rischio coronarico e si contrappongano in qualche modo all’accumulo di precipitati di colesterolo lungo le pareti arteriose, non è dato saperlo e francamente è irrilevante.
Il concetto finale a disposizione delle masse è SGOMBRO=FA BENE.
Anche qui, partendo da un semplice ingrediente gustoso -perché lo sgombro è buono- si arriva ad una filosofia di vita con implicazioni pedanti e voglia di totalitarismi. Il vegano è già sull’uscio di casa.

Procedete così: prendete la vostra bella misticanza, tagliate a rondelle sottili una cipolla rossa e calate due bei tranci di sgombro sott’olio. Affettate i pomodori secchi -qui nel ruolo di nemesi dei pachino- e mischiate tutto, condendo con sale, limone e olio extra.
In quest’ordine. Va bene anche aceto bianco.
Tenete lontano da questa insalata l’aceto balsamico. Come dice il detto ci vuole un saggio per il sale, un parco per il limone, un generoso per l’olio ed un pazzo per mischiare. Se soffrite di personalità multipla, beh, è arrivato il momento di tirarla fuori!

Consiglio del Sommelier: Insalata di sgombro con pomodori secchi è un piatto sapido con una certa freschezza (data dal limone). Certo la persistenza non è il suo forte, quindi consiglierei una birra chiara, leggera o, se proprio volete fare i salutisti, una bibita al the verde fredda.

Enjoy it!

 

giovedì 11 ottobre 2012

SMARTFOOD-Numero 1

L'evento editoriale dell'anno, in edicola il numero di Ottobre.


Smartfood
 
Dal tuo edicolante di fiducia!
 

domenica 7 ottobre 2012

I Cinesi mangiano la merda


N.B.: questo post è dichiaratamente satirico. Se l’affermazione “i cinesi mangiano la merda” fosse vera, i Cinesi non avrebbero superato da tempo il miliardo di persone e non avrebbero dato vita ad una delle civiltà più illuminate che la storia umana abbia mai conosciuto. A loro si deve infatti- tra le tantissime altre – la scoperta della polvere da sparo, dei soldi di carta e in campo alimentare- cioè quello che più mi preme- degli spaghetti. A tal proposito vedi anche qui.
La foto viene da qui.

Abituati alla cucina italiana, non è difficile trovare campioni della razza orgogliosamente convinti della superiorità della cucina nostrana.  Personaggi la cui apertura mentale in ambito alimentare- e molto spesso anche in qualsiasi altro ambito- non va oltre il trittico lasagne-cannelloni-fettuccine. Ferventi fautori del campanilismo in forma avvolgibile, capitani di ventura della pasta al forno, di tortellini della nonna e del ridi-ridi che mamma ha fatto gli gnocchi, questi personaggi annoverano con orgoglio nel loro vocabolario internazionale termini come pizza e bruschetta, forse le uniche due parole della lingua di Dante che non necessitano di traduzione in nessun angolo del globo. Non è raro sentire uscire dalle bocche allenate alla masticazione di rigatoni di codesti soggetti affermazioni come quella che da il titolo a questo post e cioè che “I cinesi mangiano la merda.”

Pur essendo evidente che una tale affermazione è il risultato di un misto di beceraggine, ignoranza e ignobile sciovinismo, un inconsapevole monito è in verità contenuto in essa.

I cinesi sono persone straordinariamente ospitali. Amano prendersi cura degli stranieri e fare di tutto per metterli a proprio agio. Sono talmente attenti ad evitare qualsiasi situazione di imbarazzo, che nel caso in cui vi facessero un regalo avrebbero cura di lasciarvi sopra in bella evidenza la targhetta del prezzo. Quella che in effetti potrebbe sembrare una svista o peggio una scelta di cattivo gusto invece, si rivelerà fondamentale nel momento in cui vi ritroverete a dover ricambiare: la cifra spesa dai vostri ospiti infatti sarà indicativa di quanto voi dovrete spendere- non di più e non di meno – per  mettervi alla pari con loro.

Naturalmente tutte queste premure non possono mancare a tavola. E se siete veramente degli ospiti di riguardo, il piatto principale della cena in vostro onore potrebbe essere proprio lui, l’innominabile, lo spaventoso, il terrificante cucumber sea. Letteralmente il cetriolo di mare. Ma quanti di noi possono affermare di aver visto con i propri occhi un cetriolo marrone? Che il termine cucumber sea sia soltanto una definizione  politically correct è evidente quasi quanto la sua somiglianza con un’altra entità vermiforme di colore marrone. Una volta che vi siate accomodati a tavola, superata la fase dei convenevoli, ingurgitati gli spring-rolls e i gamberetti crack, se veramente lo stronzo di mare farà la sua comparsa al centro della tavola imbandita in vostro onore, beh, il mio consiglio é:” Non lasciatevi ingannare”. Nonostante tutto lasci pensare che il gusto sia proprio quello lì- l’aspetto, l’odore, la consistenza, persino la presentazione- i più temerari tra i gastronauti potrebbero essere tentati di servirsene una generosa porzione, pronti a rafforzare la convinzione che “il modo migliore per conoscere un popolo è a tavola.” Solo che una volta portato alla bocca quel prezioso manicaretto, la più scontata delle verità trionferà, dipingendo sul volto del malcapitato di turno quella tipica espressione antipatica:lo stronzo di mare sa, al di là di ogni ragionevole dubbio, di merda. Fine. E ora che è nel vostro piatto, dovete finirlo.

In ogni caso,

慢慢用!


domenica 23 settembre 2012

Conversazioni da evitare a tavola

Vedi anche tipi da guardare con sospetto a tavola.

Tipica cena giapponese.

Tre amici a tavola. Ristorante Giapponese.

Amica3 :” Io adoro il sushi. Mi piace sperimentare, provare piatti esotici.”

Amico1:” E la cucina cinese ti piace?”

Amica3:” I cinesi mangiano la merda.”

Amico1:” Uhm… E gli indiani?”

Amica3:” Indiano non lo mangio. Mia madre mi dice sempre di evitarlo che gli indiani sono sporchi.”

Amico1:“ Il vero giapponese mangia a crudo tutti i giorni.”

Amico2:” Come dire che gli Italiani mangiano pizza tutti i giorni.”

Amico1:” Comunque come si mangia bene in Italia” 

Amica2:” A me piace la pizza all’ortolana”

Amico1:” Secondo me la pizza vera è solo quella alta.”

Amica3:” Giusto. Anzi un giorno di questi dobbiamo andare a Napoli a mangiarci una pizza.”

Amico2:” Io non vengo. Piuttosto che andare a Napoli solo per mangiarmi una pizza, rimango a casa da solo”

Amica3:” Chi mangia da solo si strozza”

Amico2:” Non se ceni con una tazza di latte.”

Amica3:” E che c’hai, tre anni? Io preferisco saltare la cena allora…”

Amico1:” No io la cena proprio non la posso saltare. La colazione, sì. Anzi praticamente la salto sempre.”

Amico2:” Sì e poi a pranzo che ti mangi?”

Amico1:” Ma anche un tramezzino e basta.”

Amico2:” Un tramezzino?”

Amico1:” Ma sì, un tramezzino tonno e carciofini.”

Amica3:” Io a pranzo mi faccio sempre un’insalatona. Con rucola, pachino e aceto balsamico”

Amico1:”Buona. A volte comunque oltre al tramezzino mi faccio anche una mozzarella. Di bufala. O un risotto. L’altro giorno ne ho mangiato uno mari e monti.”

Amica3:” No, io no. La bufala ti alza il colesterolo. E il risotto ti intoppa. Invece l’insalatona è sana. E fa bene pure per quella cosa là…”

Amico2, in affanno:” Quale cosa?”

Amica3:” La stitichezza.”

Arriva il cameriere.

Amico1:” C’è la bistecca di Kobe?”

Cameriere:” Sì. Come la desidera, con o senza aglio?”

Amico1:” Con aglio. Tanto non devo baciare nessuno.” Ride della sua battuta. Poi guarda l’amica .

Amica3:” No io no. Non mangio più la carne. Giusto il petto di pollo grigliato ogni tanto. Voglio solo un sushetto piccolo.”

Amico2:” Allora ci smezziamo un tempurina?”

Amica3:” Sì. Di verdure però.”

Cameriere, rivolto all’amico 1:” E per lei? Un po’ di verdurine di contorno?”

Amico1:”No grazie. Non mangio verdure. Ah, la bistecca ben cotta, mi raccomando.”

Cameriere, rivolto all’amica3:” Nient’altro?”

Amica3:”No, non ho fame in realtà. Ho fatto un abbondante apericena…”

Amico2:” A me un vegetarian roll invece. E un sushi sashimi grande.”

Cameriere:”Bene. E da bere?”

Amica3:” Io voglio lo Shiraz.”

Amico1:” Il vino rosso con il sushi? Che schifo!”

Amico2:” Per me una birra.”

Amico1:” Per me una Coca-cola.”

Il cameriere se ne va. Dopo un po’ arriva con la frittura. Amica3 e amico2 la buttano giù voracemente senza masticare. Poi amica3 e amico1 escono fuori a fumare. Quando rientrano, sono impregnati del freddo di quella serata gelida e della puzza delle loro Marlboro.

Arrivano le portate principali.

Amico1:” Buon appetito.”

Amico2, rivolto all’amico1:” Coca-cola e carne ben cotta. Facevi prima ad andare da MacDonald’s.”

Amico1:” Ogni tanto MacDonald’s è buono…”

Amica3:” Che mi dai un goccio di Coca-Cola?”

Amico1:” Tieni” Passandole direttamente la bottiglietta di vetro dalla quale sta bevendo. Poi, vedendo l’amica perplessa:” Che ti schifi? Guarda che non ho mica l’AIDS.” Ride.

Amico2, che ha ordinato una quantità industriale di roba, rivolgendosi ad entrambi:”Volete un po’ di sashimi?” indicandone i resti sul piatto. E poi:” Non l’ho toccato.”.

Torna il cameriere e mentre sparecchia:” Tutto bene?”

Amico2:” Sì, tutto buonissimo. Complimenti allo chef.”

Amica3:” Ci vorrebbe un’insalatina. Per pulirsi la bocca.”

Amico2, stanco:” Meglio un gelato”

Amico1:” Sì un gelato. C’è il pistacchio?”

Cameriere:” No. Solo gelato al the verde.”

Amica3:” Che schifo. Per me solo uno stuzzicadenti.”

Amico2:” C’è la grappa?”

Cameriere:” Credo di sì”

Amico2:” Barricata?”

Cameriere:” No. Altrimenti un sakè?”

Amico2:” Giusto, buona idea. Facciamo un giro di sakè per tutti?”

Amico1:” No io non bevo. Ne vino ne sakè.”

Amica3:” Io lo prenderei, ma poi mi ubriaco.”

Amico:” Io lo prendo. Io lo reggo, l’alcool.”

Arriva il conto.

Amico2, che ha preso una quantità industriale di roba:” Paghiamo alla romana, giusto?”

Amico1, che sta spulciando ogni singola voce del conto:” Io devo 33,5 euro. Eccone 34, resto mancia.”

Amica3, con fare innocente:” Ehm… Io ho dimenticato il portafoglio a casa.”