domenica 25 settembre 2011

Calamarata


Tempo di preparazione:30 min.

Difficoltà: media

Segreto: livello di confidenza col pescivendolo

L’unico inconveniente nella preparazione di piatti coi calamari è rappresentato dalla seccatura di pulirli accuratamente: eestrarre la lisca cartilaginea, cavare gli occhi, strappare la pelle. È per questo che il modo migliore per gustarsi questo delizioso primo di mare è farsi pulire i calamari dal proprio pescivendolo di fiducia, un asset fondamentale del vivere moderno al pari dello smartphone e della foto con prole sul profilo del social network di riferimento.

Procedete così: affettate i calamari puliti in modo da ottenerne degli anelli di pari dimensioni dei mezzi rigatoni lisci destinati (anche noti come “calamarata”) ad accoppiarcisi e tagliate la parte finale dei tentacoli. Tutto il resto buttatelo nel secchio destinato all?umido della raccolta differenziata. In una padella bella larga fate scaldare con due tre cucchiai di olio extra uno spicchio d’aglio vestito e schiacciato ed un peperoncino fresco tagliato al coltello e privato dei semi (fate attenzione poi a toccarvi gli occhi o, peggio, le parti intime, con le stesse mani con cui avete maneggiato la fonte di capsaicina). Se non disponete di peperoncino fresco evitate invece di soffriggerlo e aggiungetelo solo a fine cottura: personalmente in questi casi preferisco quello già finemente suddiviso ai mini-diavoletti secchi, francamente inutilizzabili. Aggiungete quindi i calamari e fateli saltare velocemente a fuoco allegro per due minuti, girando in continuazione. Sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco, aggiungete i pomodorini ciliegini tagliati i quattro e fate andare per 7-8 minuti massimo. I pomodorini è bello in parte lasciarli interi ed in parte schiacciarli col fondo di un bicchiere di vetro. Verso la fine non deve mancare uno schizzo di doppio concentrato.

Nel frattempo, la pasta bolle: scolatela molto molto al dente con una schiumarola nella padella dove sta finendo di saltare il vostro sugo, coprite con l’acqua di cottura e “risottate” fino a raggiungere il corretto grado di amalgama: tra pentola e padella, per evitare di ammosciarsi, la pasta non dovrebbe cuocere per più di 10-11 minuti. Aggiungete abbondante prezzemolo tritato finemente, un goccio d’olio a crudo e servite immediatamente.

Consiglio del Sommelier: solo ipotetico in questo caso, in quanto per una serie di ragioni sono in fase analcolica anche se mai mi sognerei di consigliarvi che so, una Sprite® o una Red-bull®: a occhio il piatto ha una buona acidità per il pomodoro, poca untuosità, da correggere coll’olio a crudo ed una sapidità tipica dei primi di pesce. Se potessi, mi ci farei un bel Riesling a bassa acidità e forte sentore aromatico


domenica 18 settembre 2011

Afrodisiaci: il più potente del mondo.


Il termine generico afrodisiaco, per rimanere al solo ambito alimentare, si riferisce a qualcosa il cui consumo incide positivamente sulla sfera sessuale. Tralasciando il mondo farmaco- per il momento- ed i vari Viagra, Cialis e Levitra che agiscono effettivamente sull’idraulica della prestazione maschile, meriterebbe nella categoria una menzione speciale il Caverject, trascurato farmaco iniettivo (da iniettare sulla parte) assunto oramai fuori controllo medico- almeno così suggeriva in tempi non sospetti la ormai ex-moglie- da un noto esponente politico italiano con la passione per i regali costosi a piccole fiammiferaie indifese che sognano di possedere un proprio centro estetico con ampio parcheggio. Se però mi soffermassi sulle caratteristiche del Caverject verrei meno alla premessa esistenziale di questo blog che si occupa, come facilmente evincibile dal titolo, solamente di ciò che viene assunto per bocca. È quindi evidente come io possa far riferimento alle “punturine” del generoso benefattore solo ed esclusivamente con il ricorso alla preterizione.

Ma veniamo a noi: afrodisiaci generici, anzi non di genere in quanto egualmente proponibili per uomini e donne, sono quei cibi con certe caratteristiche di ricercatezza e raffinatezza tipo le ostriche, il caviale, il tartufo gli scampi crudi e la tartare di tonno. Questi alimenti non hanno delle precise proprietà riconducibili ad uno specifico meccanismo biochimico responsabile di un’attività comunque aspecifica come la suddetta afrodisiaca: semplicemente, trattandosi di sofisticate prelibatezze, stimolano piacevolmente il sistema nervoso attraverso i recettori gustativi, attivando anche quelle vie del piacere che inevitabilmente sono coinvolte nella sfera amorosa. E più in generale, una cena a base di ostriche ( e champagne) predispone al buon umore e al piacere della compagnia, rendendo più gradevole una conclusione tra le lenzuola.

A proposito dello champagne, e del vino in generale , qui siamo di fronte ad un potenzialmente potentissimo afrodisiaco, soprattutto per le donne: l’alcool infatti, per definizione, aumenta il desiderio ma diminuisce la prestazione. Queste capacità inversamente proporzionali sembrerebbero quindi più utili al sesso debole, notoriamente bisognoso di slatentizzare il desiderio e meno dipendente dalle caratteristiche idrauliche dell’amore, che ai maschietti costantemente allupati ma in ansia da prestazione. Il cliché della ragazzetta ubriaca alla festa di fine anno  che perde la verginità con metà squadra di football è un cliché solo a nominarlo. Vero è che un bicchiere o due di champagne o di ottimo vino rosso, ammorbidiscono, smussano gli spigoli, mettendo a proprio agio due persone che aspirano a concludere in un certo modo la serata. Anche in questo, il segreto sta nella quantità e nella qualità: per esempio, la meno indicata di tutti è la birra, gonfia la vescica costringendo a frequenti incursioni alla toilette- il che oltre a essere seccante non è nemmeno sexy- e soprattutto necessita di grandi quantità per fare effetto.

Di altra natura sono invece quelle spezie, quegli infusi, decotti o estratti di prodotti di origine vegetale- talvolta animale- che direttamente dalla medicina cinese si ripropongono nei nostri mercati sottoforma di sciroppi, polveri, pilloloni o semplicemente leggende metropolitane. Alcune di queste qualcosa fanno, tipo il Tribulus Terrestris che innalza i livelli di testosterone ed è proposto anche sotto la forma di una pasticca che gli ha fatto guadagnare il fuorviante soprannome di Viagra rosso. Altre sostanze vasodilatatrici tipo il peperoncino qualcosa potrebbero fare, così come la letteratura a favore del Ginko Biloba, dell’arginina e della Yoimbina è di tutto rispetto.

Ma veniamo alla rivelazione: l’afrodisiaco più potente del mondo è il mais. Ma il mais da solo, non come supplemento di una dieta ricca ed equilibrata ma come unico ed esclusivo elemento presente in una dieta che preveda solamente acqua come ulteriore approvvigionamento, ecco quello sì che funziona. Provate a mangiare solo mais per una settimana e ne vedrete delle belle. La cultura popolare ha solo sfiorato questo mito, narrando le straordinarie performance di sconosciuti mugnai della val di Susa, uomini dalle dita tozze e il collo taurino che passavano 15 ore al giorno a macinare mais ed eranoin grado di soddisfare la più esigente delle ninfomani. A proposito, il mais funziona per tutti, uomini e donne: agisce infatti sul desiderio ed una settimana a base di pannocchie (vere e non figurativamente parlando) sarà in grado di trasformare in messalina anche la più pudica della suorine del convento di Santa Costanza.

Per spiegarne il meccanismo, è necessaria una breve infarinatura- è proprio il caso di dirlo- sui meccanismi biochimici che presiedono alla funzione sessuale ed in generale a quella sfera chiamata “tono dell’umore” anche i bambini sanno oramai che in questo ambito è fondamentale il ruolo del neutrasmettitore chiamato serotonina: ad esso si devono tutta una serie di manifestazioni dell’umore, dalle crisi di pianto al calo del desiderio, dalla stima in se stessi alle aspirazioni suicide. Tutti infatti sanno che ne trattamento  degli stati depressivi si ricorre a farmaci noti come SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, il termine PROZAC® vi dice nulla?) che hanno come effetto, per estrema semplificazione, quello di innalzare i livelli di serotonina (non è esattamente così ma preferirei non appesantire la conversazione introducendo termini tipo down regulation o simili: accontentiamoci di questo). In pochi invece sanno che l’effetto collaterale più fastidioso degli SSRI è il calo del desiderio, l’anorgasmia ed altre simili spiacevolezze.

Quindi, per ottenere un effetto contrario, si dovrebbe somministrare un pro-depressivo o qualcosa del genere: ebbene, l’unico alimento in grado di fare una cosa del genere è il mais per la semplice ragione che è l’unico alimento a non contenere una fonte di triptofano. Cos’è però il triptofano? Trattasi di un aminoacido essenziale- cioè che necessita di essere assunto con l’alimentazione- precursore della serotonina e senza il quale l’organismo non è in grado di sintetizzare la serotonina: ecco quindi il potentissimo effento disinibente. In effetti, satirismo e ninfomania altro non sono se non una diversa  faccia della medaglia della depressione.

Veniamo alla ricetta: prendete delle pannocchie pulite e fatele bollire per 5 minuti. Scolatele e versatele in piatto dove avete deposto burro a fiocchi, sale e pepe. Rotolatele fino a fare sciogliere il burro e azzannate: la prima volta vi sembrerà divertente, ma dopo una settimana, odierete il mais!



Enjoy!