lunedì 2 luglio 2012

Costolette d'agnello fritte


Tempo di preparazione: 25 min.
Difficoltà: medio/alta
Segreto: salvezza dell’anima
Secondo cerchio a destra, prima delle bolge e dei gironi e subito dopo il Limbo potete trovare “l’area golosi” dell’urbanistica secondo l’ing. Dante Alighieri. Oppure, semplicemente, passate da Vienna, precisamente dalle parti del sesto distretto ed infilatevi dentro al Naschmarkt: gironzolando tra quelle bancarelle, in preda ad un irrefrenabile priapismo alimentare, state certi che prima o poi la strada per l’inferno e la dannazione al girone dei golosi la troverete.
Tanto per accelerare il processo poi, soffermatevi su uno dei banconi della carne e acquistate un bel carico di quelle costolette di agnello (chi diceva che il consumo di carne caprina è impuro?) già separate e disossate e che insomma altro non chiedono che di essere panate e fritte. Dico agnello e non abbacchio – come già raccontato – cioè l’animale adulto completamente sviluppato in tutto il suo afrore tipicamente da pecorone: ed è proprio questo afrore, questo aroma penetrante che lo rende difficile per i palati delicatucci ma lo fa amare dai candidati al comparto incontinenti alimentari del buon ing. Alighieri.
Procedete così: un piatto fondo per le uova sbattute (diciamo una ogni 4 costolette). Uno per il pangrattato (potete comprarlo già fatto oppure riciclare il pane secco frullandolo col mixer). Salate entrambi. Passate le costolette nell’uovo, poi nel pangrattato. Più pangrattato mettete nel piatto e più grande sarà questo piatto, più agevole risulterà l’operazione di panatura.
Per la frittura: olio abbondante- tale da ricoprire interamente la costoletta – e caldo, molto caldo ma senza arrivare al famigerato punto di fumo. Sulla qualità: la frittura con olio d’oliva in purezza non mi trova d’accordo per tutta una serie di motivi, primo fra tutti che alla fine è la frittura più aggressiva, quella cioè a più alta temperatura. Il punto di fumo dell’olio d’oliva è infatti vicino ai 250 gradi (Caelsius):a temperature leggermente inferiori, anche se friggessimo- previa panatura-  un paio di Adidas dello scorso anno dopo averle usate tutto il giorno gironzolando per la metro B tra Stazione Termini e Battistini, il risultato sarebbe ugualmente gradevole. I puristi della frittura in olio d’oliva assoluto invece sostengono che la presenza di abbondante Vitamina E – sostanzialmente un antiossidante- protegge nei confronti di eventuali alterazioni nocive causate dall’aggressività della temperatura. Dopo averci  molto riflettuto, salomonicamente propongo quindi un mix tra un buon olio di semi e olio d’oliva extra nel rapporto 2:1. Attendete pazientemente il raggiungimento della corretta temperatura (esistono molti metodi per individuarla, dallo stecchino allo spaghetto, dal pezzetto di pane al termometro digitale) e poi calate le vostre costolette. Se fate tutto per bene, la crosta sarà pronta e l’interno rimarrà leggermente rosato e non completamente well done: è infatti questo, in ultima analisi, il nuovo grande segreto delle costolette d’agnello. Gustarle al sangue!
Consiglio del Sommelier: Costolette d’agnello fritte è un piatto sapido, croccante e dai sentori penetranti e persistenti. Io personalmente ci ho bevuto un Heideboden rosè,  totalmente inadeguato, vero, ma non è che possiamo sempre cercare l’abbinamento perfetto, a volte bisogna anche sapersi contenere. E’ infatti l’abuso dei nostri sensi (olfatto, gusto etc.) che ci rendi incontinenti ed è da qui inizia la nostra discesa agli inferi: quindi, bevete rosee, e salverete la vostra anima!
Enjoy it!

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