Dieci falsi miti sulla Cucina Italiana tragicamente radicati all'estero
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Insalata di pasta fredda con salame piccante e pomodorini e olive nere in salamoia |
Sappiamo tutti quanto sia difficile per un Italiano mangiar
bene al di fuori dei confini italici. Per quanto infatti Pizza, Pasta e
Bruschetta siano lingua franca, termini globali che non necessitano di
traduzione, ancora oggi nel mettere piede da un qualsiasi Pino’s a Brooklyn, Mosca o Parigi si corre il rischio di incappare
in numerosi scempi.
Ecco un elenco certamente non esaustivo di alcune delle
tragedie ancora oggi perpetrate ai danni della cultura gastronomica Italiana,
roba che Cracco, al solo pensiero, vorrebbe morire per potersi rivoltare nella
tomba:
1. In
Italia si usano quantità industriali di aglio in qualsiasi preparazione salata,
dalla pizza alla bruschetta, passando per il pollo e gli involtini di pesce
spada, tutto deve essere rigorosamente sepolto dall’aglio [1]
3. La
pasta è un contorno al pari delle patate e del pane, da servire così com’è, scondita e cotta in anticipo, accanto ad una
simpatica porzione di involtini di vitello al sugo
4. La
pasta fredda si presta benissimo alla preparazione di insalate con l’aggiunta
di cetriolini, wurstel, mayonese e olive nere in salamoia denocciolate[3]
5. Spaghetti
bolognese è realmente una specialità bolognese di spaghetti al sugo con
polpette, e non un piatto inventato oltreoceano[4]
da ingegnosi ristoratori Italo-americani per accontentare i poco esigenti
palati degli autoctoni[5]
7. Qualunque
pesce servito intero e non a tranci e che abbia un costo spropositato può
essere definito “Branzino”
8. La
rucola come variante del punto 1, va messa dappertutto (unitamente ai
pomodorini e l’aceto balsamico)[7]
9. In
generale, massacrare un piatto aggiungendo la qualunque, con la perseveranza dell’accumulatore
seriale che non trova pace finchè non ha aggiunto litri di olio, aglio,
pomodoro, prezzemolo, olive, besciamella, pepe, peperoncino, capperi, peperoni,
noce moscata, alici sott’olio, aceto, vino, rosmarino, tonno e tutto quello che
viene identificato come rigorosamente e disperatamente Italico
10. Le
abitudini alimentari possono variare, e di parecchio, da un paese all’altro. Anche
negli orari: in molti paesi le cucine sono aperte, continuamente, dalle 11 alle
23 e non è infrequente vedere i clienti intenti a consumare lasagne, Schnitzel
e Hamburger alle 16 o alle 17, lasciandoci con l’interrogativo se si tratti di
una merenda, un pranzo tardivo o una cena anticipata. So di molti che a casa cenano
con una tazza di latta, o che cenano mangiando “quello che c’è”, gruppi in cui
vige la regola che “chi ha fame mangia”. O che addirittura non cenano. È quindi
chiaro che a molti osservatori esterni possa apparire insensato che gli
Italiani passino tutto quel tempo a tavola per poi infilarsi in macchinette minuscole
e lanciarsi a folle velocità nei
vicoli del centro e il suo traffico. Ciononostante la tavola rimane un buon baluardo contro la televisione e i social
network e statistiche molto serie ed affidabili dicono che un ragazzo abituato
a passare le sue cene seduto a tavola con la famiglia ha molte meno
possibilità, divenuto maggiorenne, di schiantarsi con un pulmino carico di
esplosivo su un mercatino natalizio.
A questo punto bisogna dire qualcosa: la Cucina Italiana, in
quanto tale, non esiste. Esistono le cucine regionali, espressione della tradizione e del territorio.
La straordinaria biodiversità dell’Italia, praticamente senza eguali con la
sola eccezione del Perù, ha fatto sì che nascesse una cucina incredibilmente
ricca di varianti e proposte che persino il più attento degli osservatori e
degli studiosi farebbe fatica a raccontarla tutta. Chi ci ha provato e ne ha
poi fatta una sintesi è stato un signore milanese che proprio ieri ci ha
lasciato. Sto ovviamente parlando di Gualtiero Marchesi, da molti indicato come
l’inventore della cucina Italiana moderna. Gualtiero Marchesi in effetti partì
dalle case della gente comune perché sapeva che è lì, tra le padelle della
nonna, che si nascondono i segreti dei nostri piatti[8].
(Con buona pace degli Spaghetti Bolognese).
[1] Non faccio più commenti sull’uso dell’aglio in cucina, l’unica cosa che realmente
mi preoccupa è il suo impatto sulla conversazione. Personalmente, ho da tempo
bandito dalla mia tavola tutti quei simpatici gentiluomini- in ottima compagnia
peraltro di sagaci donzelle- che al comparire di mezza bruschetta velata di
aglio si lanciano in intemerate affermazioni sulla capacità dell’aglio di
“lubrificare i rapporti sociali”, riferendosi senza troppi giri di parole
all’impatto della suddetta bruschetta sulla alitosi dei commensali. Trovo tutto
ciò disdicevole e assolutamente inappropriato, per una serie di ragioni. Prima
fra tutte il tabù inviolabile di parlare a tavola come in qualunque altro luogo
che non sia il lettino del nosro
analista degli afrori prodotti dal corpo umano. Personalmente ritengo peraltro
che l’alitosi sia l’odore più disgustoso prodotto dal corpo umano, perché
intimo, abominevolmente personale, indice di malattia o salute, vettore di
malattie infettive e messaggero delle abitudini del portatore. Ecco.
[2]
Altrimenti come si può creare quella “creamy sensation”? La panna tutto
sommato, in quantità modestissime, è persino tollerabile in confronto alle
preparazioni precotte di Carbonara reperibili sugli scaffali di CVS o Billa in
cui maccheroncini precotti sono annegati in un mare di formaggio di dubbia
origine assieme a prosciutto cotto a dadini e margarina.
[3] Come spiegavo qui, Eataly in USA sta esportando il concetto di cucina Italiana
offrendo piatti di spaghetti pomodoro e basilico a 18 dollari parmigiano
escluso. Una ricetta semplice: poche decine di grammi di pasta di buona
qualità, pomodoro fresco cotto con poco olio di oliva, una foglia di basilico
direttamente nel piatto. In pratica, state pagando qualcuno perché non rovini
il vostro piatto.
[5] Spaghetti Bolognese
è un piatto internazionale dell’anti-cucina, sempre presente nei Menù dei
ristoranti dalle parti del Vaticano, quelli con le foto dei piatti esposte
fuori per convincere i recalcitranti pellegrini Polacchi che lì sì, troveranno
la vera cucina Italiana
[6] E tutte
le varianti del tema che prevedono il consumo di cappuccino al di fuori della
colazione e dopo le dieci e mezza del mattino
[7] Come se non bastasse l’imperante
abuso di aceto balsamico, ora in America nella rosa di condimenti per insalata
è disponibile il Balsamic, una
tragica emulsione di aceto balsamico di infima qualità insieme a qualcosa che
lo trasformi in una cremina
[8] Molto
diversamente è successo in Francia, dove l’Haute
Cusine è in effetti partita dall’alto, dai grandi chef, che l’hanno
canonizzata e poi calata sul popolo.
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